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Ottana, in casa con 40 chili di marijuana: denunciato


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Paese

Dati Generali
Il paese di Ottana
Ottana è un Comune della provincia di Nuoro. Situato a 185 metri sul livello del mare, alle falde del Monte Nieddu, sulle rive del fiume Tirso. Conta 2526 abitanti. Fa parte della IX Comunità Montana “Nuorese?. Dista 31 km da Nuoro. Il paese è situato probabilmente sul luogo dove sorgeva un monastero di Benedettini. Fu un centro importante per la diffusione del cristianesimo nell´isola. Il nome appare citato anche come Oçana.
Il territorio di Ottana
Altitudine: 141/560 m
Superficie: 45,16 Kmq
Popolazione: 2526
Maschi: 1255 - Femmine: 1271
Numero di famiglie: 827
Densità di abitanti: 55,93 per Kmq
Farmacia: via P. Ghitti, 84 - tel. 0784 75695
Guardia medica: via Repubblica - tel. 0784 75689
Carabinieri: via P. Nenni, 2 - tel. 0784 75622

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Storia

OTTANA, villaggio della Sardegna nella provincia e prefettura di Nuoro, compresa nel mandamento di Orani, fa parte della curatoria di Dore, uno dei distretti dell’antico regno di Logudoro.

La sua situazione geografica è nella latitudine 40° 14', e nella longitudine occidentale dal meridiano di Cagliari 0° 4' 30".

Siede nell’infimo grado di un rilevamento poco notevole del suolo a circa due terzi di miglio dal fiume Tirso, che scorre ne’ suoi salti occidentali, e a poco meno dal rivolo che porta in esso le prime acque della Barbagia traversando i salti a settentrione, ed è in esposizione a tutti i venti, perchè a tutte parti sono più o meno lontane le eminenze che possono coprire questo luogo torcendo il flusso dell’aria. Ma più liberamente degli altri la tramontana volgesi sopra il medesimo.

Molto è grave il calore estivo se nol tempera qualche vento fresco, ed è assai mite il freddo nell’inverno, se non soffii il gelido borea. Il prossimo fiume e il notato confluente, le paludette e i pantani, che sono dentro e intorno l’abitato, producono una umidità che sentesi, e se resta trasparente e se opacasi in nebbia, nell’inverno, nell’autunno, nella primavera e anche nelle notti estive, e molesta e nuoce ai vegetali ed agli animali.

Le pioggie non sono, come altrove, troppo rare, trovandosi questo paese all’estremità delle montagne della Barbagia, dove le nuvole si soglion raccogliere, addensarsi e poi risolversi. I temporali però non avvengon frequenti.

L’aria di Ottana è famosa per la sua malignità. E sono molte le cause che la producono e rinforzano; dentro e all’orlo del paese i pantani tinti di verde muffa, popolati di rane che assordano nel silenzio notturno, e formicolanti di infinite zanzare, che hanno un pungiglione velenoso e un ronzio inquietante; le immondezze che deturpano i cortili, i letamai che si tengono alle uscite del paese, la corruzione delle foglie cadute della opunzia e di molte frutta d’orti e giardini, che si abbandonano: quindi il fetore di frequenti carogne, e le pozzanghere che vedono nell’alveo de’ fiumi, dopo che per qualche mese sia mancata la pioggia. Quelli che assueti a miglior clima respirano quest’aria nella sera e nel primo mattino soffrono sì gran male, che soventi devon succumbere.

Questo vizio così grave dell’aria è per la massima parte tanto quanto è per difetto degli uomini. Se essi aprissero lo scolo alle acque, il che posson fare senza gran difficoltà; se impedissero la fermentazione di tante sostanze nella loro decomposizione; se si comandasse una maggior polizia nei cortili e nell’orlo del paese; se si coprissero sotto i solchi i cadaveri delle bestie, se gli umani fossero ben sotterrati, io non dico che l’aria di Ottana si purificherebbe tanto da esser così buona quanto quella che respirasi in luoghi più alti, ma migliorerebbe per nove decimi.

Tale, quale io presumo che quest’aria possa bonificarsi dall’intelligenza e opera degli uomini, io penso fosse l’aria di queste regioni in tempi antichi, quando questo paese avea una considerevole popolazione, più di dieci mila abitanti, e quando nel medesimo ponea sua sede il vescovo della diocesi. Se il soggiorno fosse stato allora pericoloso, non vi sarebbe stato tanto numero, e se non vi fosse stata una notevole popolazione non si sarebbe collocato il seggio pastorale nella medesima.

Se credo Ottana considerevole assai nel medio evo, egli è perchè suppongo, che tale ancora fosse in tempi superiori, immaginando che i dominatori dell’isola, per reprimere le frequenti scorrerie degli iliesi, abbiano fortificato vari punti a piè di quelle alpi, come certamente fecero a piè del Limbara nel punto di Castra, per reprimere i corsi e i balari, e in questa stessa valle del Tirso nel luogo poi detto Foro di Trajano, e stimando che Ottana fosse una delle posizioni militari contro i barbari delle montagne di Ollolai e prossime.

Territorio. Stendesi questo lungo la sponda sinistra del fiume per circa otto miglia, e slargasi cinque incirca, con una superficie approssimativa di miglia quadrate quaranta.

Il suolo, siccome abbiam notato, levasi a poca altezza e in pochi luoghi. Se si volesse tutto coltivarlo si potrebbe.

Egli è pure in pochi siti che sieno aperte le vene dell’acqua, e il terreno può dirsi piuttosto arido. Il primo confluente di Barbagia formasi dalle fonti che sono nella pendice contro greco della montagna di Ollolai, Olzai e Ovodda, cresce dalle acque riunite dei salti di Sarule, Orani e Onniferi. Il secondo confluente del Tirso in questa regione, che scorre i salti meridionali ha pure sua origine nelle falde contro maestro della suindicata montagna di Ollolai.

Vedonsi qua e là, ma rari, alcuni alberi ghiandiferi, perastri, olivastri e altre specie infruttifere, e sono piccoli gli spazi, dove vedasi residuo di selve. Se la barbarie pastorale qui pure ha operato, non si può però supporre che abbia operato grandi guasti, perchè questa contrada e la parte occidentale delle terre di Orotelli sopra il fiume io stimo che in altri tempi servisse piuttosto all’agricoltura che alla pastura.

Gli animali selvatici che sono nell’ottanese non sono più che cinghiali e daini, quindi volpi, lepri, martore, e degli uccelli pernici, beccaccie, colombi, stornelli e merli. Le dette specie abbondano, perchè sono rare le caccie.

Nel fiume sono trote ed anguille, e nuotano molte specie acquatiche.

Popolazione. Sono in Ottana anime 786, distinte in maggiori di anni 20, maschi 202, femmine 246, e in minori, maschi 186, femmine 152, distribuite in 130 famiglie.

Il movimento si calcola approssimativamente a nascite 25, morti 18, matrimoni 8.

Gli ottanesi per la prava natura del clima sono generalmente poco robusti, e mostrano nell’aspetto la poca sanità. Poche fanciulle hanno la faccia animata da be’ colori, e in pochi individui la gioventù dura quel tempo, che fiorisce bella in luoghi di miglior cielo; pochissimi vanno vivendo in là dell’anno cinquantesimo, e i più muojono di febbri perniciose, di infiammazioni di petto e idropisia, senza alcun soccorso del-l’arte salutare.

Sono poco attivi, negligenti d’ogni industria, facilmente stanchi nel lavoro, contenti delle cose di prima necessità, e amanti di bere. Un passeggero, che traversi il paese, accorgesi al primo sguardo della miseria degli abitanti.

Professioni. Gli ottanesi applicati all’agricoltura sono 120, cui si debbono aggiungere 40 garzoni, alla pastorizia 70 con 25 ragazzi per servigio. Alle arti meccaniche necessarie, non è chi attende, e però conviene per i più grossolani lavori sul legno e sul ferro, e per la muratura ricorrere a’ pratici degli altri luoghi.

Le donne poco lavorano sul telajo, e quindi devesi comprare dagli altri paesi ciò che manca all’uopo delle famiglie in tela e panno.

Vi è aperta la scuola primaria per li ragazzi, che vi vanno ne’ giorni e nelle ore che piace a essi di andarvi

o alle madri di mandarli, e vi profittano tanto quanto quelli che non vi andarono mai.

Agricoltura. Nell’ampia superficie ottanese sono terreni idonei a tutte specie di coltivazioni, a’ cereali, alle viti, agli olivi, alle specie ortensi; ma la virtù del suolo resta in massima parte inefficace per la notata infingardaggine degli uomini. Se fossero scossi, animati, incitati, ajutati … Ma chi lo faccia? Mancavi a ciò l’uomo.

La quantità de’ semi che si spargono sul suolo culto, è distintamente nelle specie come segue: starelli di grano 450, d’orzo 300, di fave 20, di legumi 10.

La produzione ordinaria del grano è al 12, quella dell’orzo al 15, quella delle fave al 12, quella de’ legumi al 15. Così comunemente, mentre particolarmente, dove i terreni sono migliori, e dove lavorasi con più intelligenza, come pure ne’ novali, si ottiene un frutto doppio e quadruplo.

La coltivazione del lino è assai ristretta, e più ancora quella della meliga, sebbene abbiansi luoghi opportunissimi alla medesima.

La stessa opportunità è per la cultura delle specie ortensi; ma quel suolo lasciasi per pantani alle rane, e a’ majali, piuttostochè adoperarlo nelle medesime, che accrescerebbero le sussistenze.

La cultura delle patate tanto avanzata nella prossima Barbagia è quasi nulla nell’ottanese.

Comecchè questi paesani bevano volentieri del vino, perchè l’acqua de’ pozzi non è buona, com’essi dicono, non pertanto danno poca attenzione alle viti, e non curano di crescerne tanto il numero, che non abbian a domandar il mosto dagli altri paesi, e l’acquavite che essi stimano un tonico maraviglioso, e che certamente in quella pessima umida aria giova come il buon vino a confortar le fibre.

Hannosi nelle vigne alberi di molte specie, ma in pochissimo numero, e tutti vi vegetano con molta prosperità. Se le specie de’ cedri si propagassero, se si propagassero pure gli olivi, Ottana potrebbe somministrare a tutta la Barbagia olio e agrumi.

In conseguenza di quella apatia che hanno gli ottanesi per il proprio interesse, poco si son giovati della legge sulle chiudende, vedonsi poche tanche, e le maggiori forse non conterrebbero dieci starelli di seme.

La maggior parte de’ terreni chiusi è circondata da fichi d’India.

Pastorizia. I pascoli nell’ottanese sono abbondanti per le vacche e capre nelle pendici, per le pecore, e le cavalle nelle valli, principalmente in quella del Tirso. Non si potrebbe però ingrassarvi una gran quantità di porci.

I numeri de’ capi sono approssimativamente i seguenti:

Nel bestiame manso, buoi e tori per l’agricoltura e vettureggiamento, e vacche mannalite 350, cavalli 81, giumenti 100, majali 50.

Nel bestiame rude, vacche 500, capre 1000, pecore 2500, porci 450, cavalle 110.

Potrebbesi facilmente per la estensione che ha il territorio quintuplicarvi, e più ancora, il numero notato.

Apicultura. Ecco un altro ramo d’industria che potrebbe essere considerevolissimo per il favore del clima e che è quasi nullo.

Commercio. Consiste questo in quel poco di cereali che residua a’ bisogni, e ne’ prodotti pastorali, capi vivi, pelli, lane, formaggi. Questi, per la male intesa manipolazione, hanno pochissimo pregio.

Religione. Ottana, come gli altri paesi del dipartimento Dore, è nella giurisdizione del vescovo di Alghero, e amministrasi nello spirituale da un prete che si qualifica vicario perpetuo.

La chiesa principale è sotto l’invocazione di s. Nicolò vescovo.

Le chiese minori hanno per titolari s. Antonio abbate, s. Maria, s. Pietro apostolo e s. Catterina. Quest’ultima minaccia rovina, e si lascierà rovinare, come si è fatto per altro.

La dotazione delle medesime consiste in alcuni branchi, che vanno consumandosi or per l’epidemia, ora per i ladronecci.

Il cemiterio contiguo alla parrocchia che trovasi in sito un po’ alto scusa il camposanto, che non si è voluto fare.

Le feste più solenni, nelle quali è gran concorso di stranieri da’ paesi d’intorno, e lo spettacolo della corsa del palio, sono per s. Antonio abbate e per l’Assunzione della Santissima Vergine.

Nuraghi. Sono nell’ottanese molte costruzioni noraciche, forse non meno di venti, molte delle quali sono in gran parte disfatte, alcune degne di essere considerate.

Avvenimenti antichi. Se il lettore stimerà ragionevoli le mie congetture su quello che fu Ottana ne’ tempi romani e negli anteriori, cioè un luogo forte, un fisso acquartieramento di truppe per opporsi alle imprese degli iliesi o iolaesi, implacabili nemici degli stranieri dominatori, invasori e saccheggiatori delle terre soggette a’ medesimi, accetterà senza esitanza, che molti fatti degni di memoria sieno avvenuti in questa regione in quei non pochi secoli che durò quella guerra. Io crederei che fu quando prevalsero i barbaracini, che Ottana cominciò ad essere deformata e abbattuta, e abbia essa patito dal furore de’ medesimi non meno che patì Uselli.

Antica diocesi di Ottana. Fu questo paese nel secolo XII, quando era in migliori condizioni e più popolato, capoluogo di diocesi, dove avea sua cattedra il vescovo della medesima. La sua giurisdizione estendevasi sulla contrada del Marghine di Macomer, del Goceano, del Dore.

Trovandosi nominati i vescovi d’Ortilli (Orotelli), che aveano sede in quel paese nella chiesa di s. Giovanni, e poi in vece degli ortillensi comparendo i vescovi ottanesi, parve a molti, che la sede prima stabilita in Orotelli fosse poi per ignote ragioni trasferita in Ottana; ma se il vescovo Georgio di Ottana che soscrisse alla costituzione di Leone VIII, riferita dal Baronio, debbe attribuirsi alla Sardegna, allora avremo già prima del 964 istituita la diocesi d’Ottana, e dovrem tenere, che quando da Orotelli si trasferì il seggio episcopale in Ottana, non si fece altro, che repristinarlo nel suo luogo.

La cattedrale di Ottana era uffiziata da nove canonici, il primo de’ quali avea la dignità d’arciprete.

Durò questa diocesi fino a che Alessandro VI la unì al vescovado d’Alghero; da quel punto il capitolo cominciò a decadere, e la stessa cattedrale, che avea titolare s. Maria Maggiore, non più curata, crollò per vetustà, sì che oggidì difficilmente si riconoscerebbero le fondamenta della medesima, il sito dove ella sorse.

Caduta questa chiesa, dovette il parroco trasferirsi nella chiesa che lasciarono i benedettini pisani nel tempo della loro espulsione dal regno, edifizio di semplice disegno, ma ben costrutto, quale era parimenti la casa de’ religiosi, della quale restano ancora due sole camere.

Tradizioni

Feste e Tradizioni
Feste e Sagre a Ottana
16/17 Gennaio: Sant’Antonio Abate – Festa con i tradizionali falò in piazza dove, attorno al fuoco, si degustano dolci tipici e si beve del buon vino. In questa occasione, fanno la loro prima apparizione, Sos Merdules (antica maschera di Ottana) che di fatto danno inizio al Carnevale.
Carnevale di Ottana: E’ la manifestazione più sentita dagli Ottanesi. Per le strade del paese vengono rappresentate scene di vita agropastorale con le maschere tradizionali: “Sos Merdules”, “Sas Carazzas”. Sos Merdules , rappresentano l’uomo che con la sua maschera di legno simboleggia la fatica del vivere quotidiano; Sas Carazzas, maschere di legno raffiguranti bovini con le corna, vengono indossate da “Sos Boes” che vestono pelli di pecora bianche sulle quali si aggiungono campanacci.
15 agosto: L'Assunta - La festa dura 4 giorni in cui ai riti religiosi seguono manifestazioni folcloristiche e degustazioni di prodotti tipici.